RECENSIONE
titolo originale: The Hangover
regia: Todd Phillips
cast: Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Justin Bartha, Heather Graham
genere: Commedia
nazione: USA
anno: 2009
durata: 100’
distribuzione: Warner Bros. Italia
uscita nelle sale: 19/06/2009
giudizio: 
La commedia americana, come praticamente tutti i generi partoriti da Hollywood, oltre ai suoi alti e bassi segue anche le correnti alternate che, dalle più varie fonti, ne segnano l l’umorismo: lo slapstick, l’ironia raffinata, il demenziale e via discorrendo. La commedia contemporanea è sicuramente figlia della demenzialità eversiva degli anni ’80, ma con un gusto paradossale fino all’autocompiacimento e fin troppo verbosa (basti vedere la discutibile factory di Judd Apatow).
Sembra per questo una salutare boccata d’aria fresca il nuovo film di Todd Phillips, dopo il successo di Starsky & Hutch (esemplare del filone prima descritto), che gioca con gli ingredienti classici della commedia brillante aggiornandola saggiamente ai tempi, ai costumi, ai ritmi odierni: facendo chiaramente centro.
L’addio al celibato di Doug si preannuncia epocale: due giorni a Las Vegas tra azzardo, donne, alcool. Ma cosa succede se lo sposo sparisce e i suoi amici non si ricordano cosa diavolo sia successo?
Una commedia a suo modo screwball (cioè frenetica e piena di situazioni assurde) che sembra un incrocio – scritto da Jon Lucas e Scott Moore – tra Ma papà ti manda sola? e Cose molto cattive, in cui l’azione, l’humour e il perfetto gioco del cast assicurano due ore di intrattenimento perfetto.
Rispetto ai film precedenti del regista, questo lungo e articolato flashback prende uno dei momenti chiave di una certa sottocultura americana, l’addio al celibato, nel luogo simbolo della perdizione USA, quella Las Vegas in cui ogni cosa accaduta, lì rimane, seppellita nel deserto; e illuminato da tutti i neon del caso scorrono donne, mafiosi cinesi, tigri, materassi, fiches e Mike Tyson.
Il tutto condotto a ritmo sostenuto da un Phillips che, dopo un avvio da serie tv, dove le canzoni e la messinscena sembrano condire del blando nulla, il racconto si fa più corposo e divertente, sorretto da un umorismo meno lasco del solito in cui qualche stereotipo si sposa con non poche trovate intelligenti (la gag dei tre in commissariato, ammanettati).
La sceneggiatura, che forse nello sviluppo ha qualche intoppo, sorprende nella cura della costruzione, nel senso per i personaggi (deliziosa la mammina spogliarellista Jade) e nell’imprevedibilità di alcune situazioni, rese divertenti da una regia di puro consumo ma a suo agio senza eccedere in volgarità e beceraggini.
Di sicuro, più che dell’apporto di Phillips, vale quello del cast, capitanato dal valido Bradley Cooper e impreziosito dallo straordinario Zach Galifianakis, commediante di razza che pare un incrocio deviato tra Philip Seymour Hoffman e Jack Black; ma nel complesso, sommando limiti, pregi ed elementi in ballo, si ottiene la formula di un film sanamente divertente, cattivello quanto basta e corroborante, con cui godersi una serata al cinema tra amici: e possibilmente senza tigri.
Emanuele Rauco








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