I love Radio Rock

By cineclick

iloveradiorock_optRECENSIONE
titolo originale: The Boat that Rocked
regia: Richard Curtis
cast: Philip Seymour Hoffman, Bill Nighy, Rhys Ifans, Kenneth Branagh
genere: Commedia
nazione: Gran Bretagna
anno: 2009
durata: 129’
distribuzione: Universal Pictures
uscita nelle sale: 12/06/2009
giudizio: 7

Se una radio è libera, ma libera veramente, mi piace anche di più perché libera la mente. Così diceva Eugenio Finardi negli anni ’70, in una delle sue canzoni più famose, scritta in un’epoca in cui bastava avere un trasmettitore amatoriale e qualche disco per ritagliarsi la propria fetta di libertà.
Quell’epoca è al centro del nuovo film di Richard Curtis, ventennale alfiere della comicità inglese al cinema o in tv, che mescola musica, humour e personaggi strampalati in un suo personalissimo omaggio alla Swingin London, realizzando una pellicola divertente e “orecchiabile”.
Al largo del Mare del Nord, una nave ospita Radio Rock, un’emittente pirata che dà al pubblico ciò che la BBC non dà: rock and roll 24 ore al giorno. Ma il governo britannico non è affatto d’accordo e cercherà in tutti i modi di far chiudere l’emittente. Il tutto filtrato dagli occhi di Carl, ragazzino inviato sulla nave per imparare un po’ di vita dal padrino Quentin, direttore della radio.
Di nuovo una commedia corale scritta dallo stesso regista, ispirata a MASH e Animal House, che però sembra per spirito e tratti narrativi una specie di Porky’s con musiche e un umorismo più raffinato, in cui satira e goliardia si fondono.
Ispirato a vari racconti, mitologici o reali, su queste radio che a metà degli ani ’60 diffondevano il verbo musicale in Gran Bretagna, il film racconta lo spirito musicale di una nazione che in quegli anni creava la migliore musica del mondo attraverso il rapporto col proprio pubblico, ironicamente fatto di ragazze in calore e ragazzi ribelli, e con le istituzioni, che a una schitarrata continuano a preferire l’arpa: uno spirito che, come nei modelli prima citati, diventa l’unica risposta possibile all’ottusità della realtà (la scena della parolaccia in diretta).
Il ritmo, le scene, l’affresco e la satira (il natale del primo ministro) funzionano così come il tono generale è quello giusto nel mescolare humour e nostalgia, anche se il film – difetto sempiterno di Curtis – è troppo lungo e frammentario e non è ben chiaro se la svolta nel finale sia solo una parodia del Titanic o un facile appiglio alla retorica del passato.
La sceneggiatura probabilmente è il punto debole del film, almeno sulla lunga di distanza, e a tratti pare confondere la dimensione corale con quella della raccolta di scene e bozzetti, ma non lesina in momenti divertenti (la cronaca delle nozze), affidando alla regia il compito di riesumare uno spirito forse mai sopito o forse esistito solo nei ricordi di giovinezza.
E poi con un cast così ci si può solo lasciare andare: tra Philip Seymour Hoffman, Bill Nighy, Rhys Ifans, Nick Frost, per non parlare di Kenneth Branagh nel ruolo del cattivo, c’è di che godere, rockando e rollando a bordo di una barca che non la vuole proprio smettere di muoversi.

Emanuele Rauco

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