RECENSIONE
titolo originale: Un’estate ai Caraibi
regia: Carlo Vanzina
cast: Enrico Brignano, Martina Stella, Biagio Izzo, Carlo Buccirosso, Gigi Proietti
genere: Commedia
nazione: Italia
anno: 2009
durata: 110’
distribuzione: Medusa
uscita nelle sale: 19/06/2009
giudizio: 
La genesi del titolo dovrebbe già dare un’idea di come vedono l’Italia e gli spettatori i fratelli Vanzina, o i loro produttori: dall’iniziale Last minute Caraibi, abbandonato sia per il timore che il pubblico non capisse o identificasse subito sia per l’assonanza con il fallimentare Last minute Marocco, si è passati al più conforme Un’estate ai Caraibi, cosicché il pubblico abbia già l’idea di vedere un prodotto seriale.
Che s’instrada sulla scia dei vecchi film estivi e del rinato cine-cocomero, seguendo di un anno il fortunato, ma non troppo, e orribile Un’estate al mare. Fatta salva l’ormai appurata incapacità di far ridere e guardare un’Italia da fiction, il film è appena migliore del suo precedente.
Varie storie pretestuosamente intrecciate: un ragazzo che in vacanza per dimenticare la ragazza e la trova col suo migliore amico, un imprenditore che si trascina l’autista trattandolo come uno schiavetto, un uomo che, convinto di star per morire, vola ai tropici per godersi gli ultimi lampi di vita, un dentista che si porta l’amante in vacanza cercando di nasconderla ai parenti e infine un poveraccio che con un bambino vivono di espedienti e che potrebbero trovare l’occasione della vita.
La scelta della cornice (Antigua), dei personaggi e degli intrecci scritti dai soliti Enrico e Carlo è quanto di più banale e corrivo esista, ma la scelta di una commedia “di costume” che provi a confrontarsi con la sua tradizione diventa un prodotto innocuo e blando, senza le vette atroci del precedente.
Innanzitutto sembra che la realtà sia più presente nel film, fosse solo per la crisi economica globale e per la berluscomania che, come nel resto della nazione, pare aver afflitto il duo di fratelli, provando a mettere in scena un’umanità che forse non esiste (la grande maggioranza dei personaggi ha soldi e benessere che la metà bastano), ma di cui s’intravedono lampi, come nel personaggio dell’onorevole maneggione e fascistello.
Peccato che il film resti comunque sessuofobico, nonostante l’esibizione femminile, e moralista, con tanti intrighi di sesso mai concretizzati, relegato agli anni ’80, perfino patetico nei toni di alcuni episodi.
Come e peggio di alcuni epigoni della commedia nostrana, la sceneggiatura non bacchetta mai i personaggi, si fa complice dei loro difetti e offende l’intelligenza dello spettatore non allineato, che non si può accontentare di qualche scena meglio scritta e di una regia appena meno sciatta del solito.
E anche gli attori restano sottotono, se non imbarazzanti come il trittico livornese Martina Stella-Paolo Conticini-Paolo Ruffini, e qualche sorriso possono strapparlo solo due mattatori come Maurizio Mattioli e Carlo Buccirosso. Chi s’accontenta godrà, gli altri si spera non entreranno nemmeno in sala.
Emanuele Rauco