Archivio per Luglio 2009

Resident Evil: Degeneration

31 Luglio 2009

DV174820RECENSIONE DVD
titolo originale: Resident Evil: Degeneration
regia: Makoto Kamiya
cast: —
genere: Animazione
nazione: Giappone
anno: 2008
durata: 92’
distribuzione: Sony Pictures H.E.
giudizio: 5

Serialità è la parola d’ordine del cinema del nuovo millennio, e non è una bella parola: perché significano che la fabbrica dei sogni, hollywoodiani e non, sta raschiando il fondo del barile: così, pur di non rischiare – anche perché, come si suol dire, c’è crisi – s’impegnano a dare numeri successivi a qualunque idea remunerativa. Persino se questo significa snaturare il senso di tutto.
Giunge sugli scaffali dei DVD di tutta Italia Resident Evil: Degeneration, quarto capitolo – almeno nominalmente – della saga ispirata dai videogiochi della Capcom, che però è diretto da Makoto Kamiya (esperto di effetti speciali digitali), non c’entra nulla con i film interpretati da Milla Jovovich ed è tutto realizzato in animazione digitale. Insomma una mezza bufala.
La storia racconta di Claire, una dei pochi superstiti della strage di Raccoon City, che arriva ad Harvardville per delle ricerche sui virus mortali e sul coinvolgimento della WilPharma, l’erede della Umbrella. Ma all’aeroporto scopre che gli infetti di Raccoon si trovano anche lì e che il giro di morte assume inquietanti caratteri politici. Scritto da Shotaro Suga, relegando le tracce narrative di film e videogiochi ai margini, il film è un action fantascientifico con punte di horror che, superato l’effetto Final Fantasy, punta alla riproposizione puntuale dei topoi di cineasti come George Romero e John Carpenter attraverso la computer grafica e il motion capture.
Oltre il discorso tecnico, il film praticamente non va, nonostante richiami alla politica, all’ecologia e al terrorismo seminati nel film e al rapporto ambiguo del racconto con la figura di Curtis Miller, un salvatore dell’ambiente manipolato dalla politica, e l’incipit in aeroporto, ma proprio sul discorso tecnologico casca l’asino: se non per mere questioni di budget, non si capisce perché si sia voluto usare l’animazione digitale, visto che solo nel finale se ne sfruttano a pieno le potenzialità e in un modo non molto diverso da quello di un blockbuster a stelle e strisce. Per il resto si gira a vuoto tra piatti tentativi di suspense e mancanza di ritmo.
Dovuta soprattutto a una sceneggiatura poco incisiva e raffinata, che parla di continuo negli intervalli tra un botto e l’altro e di una regia che si limita solo a dare una patina “cinematografica” ai pupazzi, patina presa in prestito senza personalità.
L’animazione è tecnologicamente avanzata, se si esclude il fastidio di vedere umani finti, e a tratti lo spettacolo è assicurato, ma nulla d’eccellente o inventivo, si imita la realtà piuttosto che rileggerla, pensando che il pubblico si accontenti della parvenza piuttosto che della sostanza. Come se l’effimero e il falso siano marchi di fabbrica.

Emanuele Rauco

MoliseCinema 2009

27 Luglio 2009

molisecinema2009Torna MoliseCinema, il festival dedicato al ritorno nel cinema nei piccoli centri, che si svolgerà dal 4 al 9 Agosto nell’accogliente cornice di Casacalenda, in provincia di Campobasso.
Piccoli paesi, grande schermo”: questo lo slogan della manifestazione, che, giunta alla settima edizione, festeggia quest’anno il raggiungimento di un importante obiettivo quale la riapertura del Cinema Roma, storica sala del paese, che verrà celebrata con la proiezione del documentario di Gianfranco Pannone Appuntamento al Roma”.
Con la consueta attenzione alle piccole realtà locali e lo sguardo proiettato verso il grande cinema internazionale, il festival offre al suo pubblico una ricca selezione di titoli prestigiosi racchiusi nelle sezioni competitive, due riservate ai cortometraggi come Paesi in corto, che ospiterà opere internazionali con numerose anteprime, e Percorsi, che verterà invece su titoli italiani, alle quali si aggiunge Frontiere, dedicata ai documentari.
Ampio spazio verrà inoltre dedicato alle recenti produzioni nazionali con Paesi in lungo, che proporrà i film di maggior successo della stagione, proiettati all’aperto nella suggestiva arena notturna di Casacalenda, accompagnati da incontri con alcuni dei nomi più importanti del panorama cinematografico contemporaneo come, tra gli altri, Giulio Manfredonia, Alessandro Piva, Marco Simon Puccioni, Gianfranco Rosi ed Elio Germano, che si esibirà nell’inedita veste di musicista con il suo gruppo Bestie rare.
Particolarmente nutrita è poi l’offerta di eventi collaterali, che vanno dalla sezione Altre realtà, finestra sulla videoarte, all’importante retrospettiva dedicata al celebre direttore della fotografia Carlo Montuori che a Casacalenda vantava i suoi natali, passando per la mostra fotografica sul cinema di Tony Vaccaro, italo americano di origine molisana, e ancora corti, quelli di Millennium News, realizzati dai ragazzi delle baraccopoli di Nairobi col patrocinio dell’A.M.R.E.F., e del MARFICI Festival di Mar del Plata.
E per concludere alla grande, in sintonia con lo spirito del festival, a conclusione della rassegna partirà il MoliseCinema Tour, che porterà i film in programma in tanti altri paesi del Molise, offendo così l’occasione per meglio conoscere e apprezzare le bellezze di una terra tanto generosa e ospitale.

Per ulteriori informazioni, vi rimandiamo al sito ufficiale del festival: www.molisecinema.it

Caterina Gangemi

Il figlio più piccolo

25 Luglio 2009

pupiavatiPRESENTAZIONE
Ormai potrebbe essere ricordato come il registe delle svolte per gli attori comici: dopo Diego Abatantuono in Regalo di Natale, Massimo Boldi in Festival ed Ezio Greggio in Il papà di Giovanna, Pupi Avati consente a Christian de Sica di sdoganarsi dopo troppi anni di cinepanettoni. É questa la premessa di Il figlio più piccolo, il nuovo film che Avati ha da poco finito di girare e che ha presentato alla stampa romana, nel curioso sito del Ristorante Antica Pesa, in Trastevere.
Il film, distribuito da Medusa che lo licenzierà nel febbraio 2010, racconta la storia di Luciano Baietti, un immobiliarista che torna dopo anni di lontananza passati a speculare e coinvolge nei suoi traffici non particolarmente puliti, il figlio minore e più generoso, a cui Luciano cercherà di aggrapparsi quando la crisi lo travolgerà. Un’interessante viaggio nella realtà e nell’attualità con cui il regista emiliano guarda da vicino il nostro presente, anche sgradevole, dopo molte pellicole dedicate al passato.
La pellicola chiude idealmente una trilogia sulla figura del padre, dal padre assente e superficiale, ma che riscopre il valore della famiglia (La cena per farli conoscere), al padre che invece, alla felicità della propria figlia, sacrifica ogni cosa (Il papà di Giovanna) fino a questo padre abietto e spregevole, figlio dei tempi squallidi in cui viviamo, un “furbetto del quartierino” specchio di una società in cui “conti per quello che hai, quello che possiedi è la misura di quanto vali”.
Curioso quindi che, a interpretare questo personaggio che sembra uscito dalla cronaca e ricorda i Ricucci e i Coppola, ci sia Christian De Sica, che ha da sempre interpretato nelle commedie ruoli del genere, ma finendo sempre per assolverli, quasi per rispecchiarne la vitalità (tipico del cinema dei panettoni), senza invece quel misto di dramma e ironia cattiva che saranno la chiave di lettura del film di Avati. E che dopo il flop de Gli amici del Bar Margherita, aspettiamo con interesse, per valutarne (si spera) i passi avanti.

Emanuele Rauco

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo

22 Luglio 2009

princeofpersia_teaser_locWalt Disney Pictures e Jerry Bruckheimer Films, già creatori  della trilogia di “Pirati dei Caraibi” per il grande schermo, presentano Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, un film epico di azione e di avventura ambientato nelle esotiche terre persiane. Un principe furfante (Jake Gyllenhaal) si unisce con una certa riluttanza ad una misteriosa principessa (Gemma Arterton) e insieme a lei si lancia in una lotta contro le forze oscure per riuscire a custodire un antico pugnale in grado di scatenare le Sabbie del Tempo  – un dono degli dei con cui si può tornare indietro nel tempo e il cui possessore potrebbe dominare il mondo.
Diretto da Mike Newell e interpretato da un cast che comprende Sir Ben Kingsley e Alfred Molina, Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo uscirà al cinema nel weekend del Memorial Day 2010 (28 maggio).

Curiosità:
Il regista Mike Newell ha diretto “Harry Potter e il calice di fuoco”, “Donnie Brasco”, interpretato da Al Pacino e Johnny Depp, “Falso Tracciato”, “Quattro matrimoni e un funerale” e “Ballando con uno sconosciuto”.
Fra i numerosi  premi e riconoscimenti, la Jerry Bruckheimer Films è stata nominata a 41 Oscar® , di cui se ne è aggiudicata sei, e ha ricevuto 23 candidature al Golden Globe® , vincendone quattro.
Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo è stato girato a Marrakesh, Ouarzazate e Erfoud, in Marocco, nonché all’interno di enormi set costruiti nei Pinewood Studios, in Inghilterra.

Harry Potter e il Principe Mezzosangue

15 Luglio 2009

harrypotter6_optRECENSIONE
titolo originale: Harry Potter and the Half-Blood Prince
regia: David Yates
cast: Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Jim Broadbent, Michael Gambon, Alan Rickman
genere: Fantasy
nazione: USA, Gran Bretagna
anno: 2009
durata: 153’
distribuzione: Warner Bros. Italia
uscita nelle sale: 15/07/2009
giudizio: 6

La saga più ricca, sontuosa, remunerativa degli ultimi anni, letterari e cinematografici, sta per approdare al gran finale: Harry Potter, il mago adolescente nato dalla penna di J.K.Rowling, quasi adulto e titillato dall’amore sta per chiudere le sue avventure con una specie di “trilogia finale”, visto che al sesto capitolo, in questi giorni nelle sale, si affiancherà un settimo diviso in due pellicole.
Tutte e tre dirette da David Yates, regista televisivo approdato al mainstream puro, grazie a i film di magia ambientati a Hogwarts; ma se già il quinto capitolo, pur soddisfacente, dava qualche segno di cedimento, questo sesto si pone come uno dei meno belli dell’intera serie.
Voldemort ormai sta per sferrare l’attacco finale; così, mentre la scuola procede coi consueti cambi di professori e i travagli sentimentali, Silente ha bisogno di cercare nel passato del signore del male, per capire qual è il suo punto debole. E Harry, nel frattempo, entra in possesso di un libro particolare.
Più di 600 pagine vorticose non sono facili da ridurre, sebbene in due ore e mezza, così la sceneggiatura di Steve Kloves, oltre a prendere un’altra e più semplice via, quella della commedia sentimentale, mette da parte il dramma fantasy e avventuroso per il finale, pasticciando però un po’ troppo.
Il film prosegue la scia del quarto capitolo (non a caso lo sceneggiatore è lo stesso) cercando di raccontare un romanzo di formazione a più voci scendendo realmente ad altezza ragazzo e parlando di cose che a loro sono molto più congeniali, come l’amore e i rapporti sociali, difficili e imbarazzanti, lasciando il coté fantasy come collante emotivo e traino narrativo da utilizzare per il crescendo finale.
Ma qualcosa non funziona e resta incompiuto e inconcludente e non perché l’intreccio prosegue nel film successivo, ma perché Yates pasticcia con la struttura narrativa, dilata all’eccesso i tempi del racconto, perché nel frullare gli elementi filmici e narrativi, travisandone lo spirito, si affida troppo alla condiscendenza dei suoi fans, piuttosto che al coinvolgimento dello spettatore. Che di sicuro apprezzerà il ritmo ironico delle turbe amorose e dei siparietti, ma deve accontentarsi di un finale frettoloso e poco emotivo (e sì che con quello che succede, il pathos abbondava).
Rispetto al film precedente cambia il rapporto tra regia e adattamento: se ne L’Ordine della Fenice, la regia faticava a rendere la tensione sottile dell’adattamento, in questo Yates riesce a trovare una chiave di messinscena a un tempo efficace, affascinante, complessa, matura, che però si scontra con un adattamento sgangherato, zoppicante nella costruzione e inadatto al materiale da narrare.
Il tutto senza particolare aiuto da parte del protagonista, Daniel Radcliffe, che recita ancora come se avesse 11 anni (cioè da dilettante) e perde il confronto non solo con attori straordinari come Michael Gambon, Jim Broadbent, Alan Rickman o Helen Bonham-Carter, ma anche coi colleghi più giovani, tra cui vogliamo segnalare la strampalata Evanna Lynch. E comunica agli spettatori che, se anche gli ultimi due episodi della serie dovessero risollevare la tenuta della serie, la forza comunicativa del personaggio di Potter e della scuola di Hogwarts si è definitivamente “persa nella traduzione”.

Emanuele Rauco

Notorius B.I.G.

15 Luglio 2009

notoriousbig_optRECENSIONE
titolo originale: Notorious
regia: George Tillman jr.
cast: Jamal Woolard, Derek Luke, Angela Bassett, Antonique Smith
genere: Biografico
nazione: USA
anno: 2008
durata: 98’
distribuzione: 20th Century Fox
uscita nelle sale: 17/07/2009
giudizio: 5

La musica e la cronaca a metà degli anni ’90 furono turbati  dalla guerra tra rapper che fece non poche vittime tra le quali due tra i più rivoluzionari tra gli artisti hip hop, Tupac Shakur e Notorious B.I.G. tra i principali protagonisti) di una rivalità musicale e umana, oltre che legale (e qui si annidano i maggiori sospetti) che infiammò i media dell’epoca.
A quest’epoca, e alla vita di B.I.G. (che sta per Business Instead Games), è rivolto il nuovo film di George Tillman jr., specializzato in pellicole traboccanti di orgoglio nero, che non riesce però ad andare al di là di una mediocrità da prodotto hollywoodiano pre-confezionato.
L’ascesa di Christopher Wallace – questo il vero nome di Notorious B.I.G. – dai suoi inizi come spacciatore di crack a Brooklyn, fino al successo come protagonista indiscusso della scena hip-pop.
La sceneggiatura di Reggie Rock Bythewood e Cheo Hodari Coker non ha paura di rispettare tutte le norme del film biografico, ricamando sulla vita, l’infanzia, gli amori del corpulento protagonista e dicendo la propria sulle beghe legali e musicali che travolsero la scena hip-hop in quei vorticosi anni.
Il film traccia infatti un quadro del conflitto verbale, musicale e a mano armata, tra East e West Coast, per meglio dire tra Bad Boy e Death Row, le etichette musicali che si contendevano gli artisti black dell’epoca; e Tillman jr. usa questo sfondo per raccontare la (sub)cultura nera del gangsta rap, musica ossessiva e ripetitiva, piena di violenza ed emblema di una mentalità machista e razzista che colpisce gran parte del popolo afro-americano.
Ma un film prodotto dallo stesso Daddy (accusato assieme al suo protetto Notorious dell’omicidio di Tupac), dalla madre di Notorious e interpretato dal figlio non può essere attendibile e tra agiografia appena macchiata da sesso e droga, il film vive degli stessi pregi (pochi) e difetti (molti), della cultura che racconta e che ha appaltato le ragioni produttive del film, eliminandone quelle narrative e artistiche.
Una regia totalmente assente, che dà tracce di sé solo utilizzando immagini e interviste di repertorio, che si affianca a una sceneggiatura furbesca e truffaldina, in cui la manipolazione di fatti noti all’opinione pubblica si esalta con la finta saggezza e la vera retorica, culminando in un finale moralistico, scritto in sovrimpressione.
Un biopic standard per un pubblico afro-americano standard che non solo racconta piattamente la vita dell’artista, ma vorrebbe anche farne il santino, già sulla scrivania di Stallone che doveva realizzarne un’opera d’inchiesta, e diventato solo un modo per rilanciare figure non proprio sulla vetta come Faith Evans, Lil’ Kim o lo stesso Daddy, interpretati da attori che si curano più della somiglianza che della prova recitativa. Sperando solo che con questo film si riesca nel miracolo di far riflettere il pubblico sulla condizione culturale e artistica del popolo nero.

Emanuele Rauco