RECENSIONE DVD
titolo originale: Resident Evil: Degeneration
regia: Makoto Kamiya
cast: —
genere: Animazione
nazione: Giappone
anno: 2008
durata: 92’
distribuzione: Sony Pictures H.E.
giudizio: 
Serialità è la parola d’ordine del cinema del nuovo millennio, e non è una bella parola: perché significano che la fabbrica dei sogni, hollywoodiani e non, sta raschiando il fondo del barile: così, pur di non rischiare – anche perché, come si suol dire, c’è crisi – s’impegnano a dare numeri successivi a qualunque idea remunerativa. Persino se questo significa snaturare il senso di tutto.
Giunge sugli scaffali dei DVD di tutta Italia Resident Evil: Degeneration, quarto capitolo – almeno nominalmente – della saga ispirata dai videogiochi della Capcom, che però è diretto da Makoto Kamiya (esperto di effetti speciali digitali), non c’entra nulla con i film interpretati da Milla Jovovich ed è tutto realizzato in animazione digitale. Insomma una mezza bufala.
La storia racconta di Claire, una dei pochi superstiti della strage di Raccoon City, che arriva ad Harvardville per delle ricerche sui virus mortali e sul coinvolgimento della WilPharma, l’erede della Umbrella. Ma all’aeroporto scopre che gli infetti di Raccoon si trovano anche lì e che il giro di morte assume inquietanti caratteri politici. Scritto da Shotaro Suga, relegando le tracce narrative di film e videogiochi ai margini, il film è un action fantascientifico con punte di horror che, superato l’effetto Final Fantasy, punta alla riproposizione puntuale dei topoi di cineasti come George Romero e John Carpenter attraverso la computer grafica e il motion capture.
Oltre il discorso tecnico, il film praticamente non va, nonostante richiami alla politica, all’ecologia e al terrorismo seminati nel film e al rapporto ambiguo del racconto con la figura di Curtis Miller, un salvatore dell’ambiente manipolato dalla politica, e l’incipit in aeroporto, ma proprio sul discorso tecnologico casca l’asino: se non per mere questioni di budget, non si capisce perché si sia voluto usare l’animazione digitale, visto che solo nel finale se ne sfruttano a pieno le potenzialità e in un modo non molto diverso da quello di un blockbuster a stelle e strisce. Per il resto si gira a vuoto tra piatti tentativi di suspense e mancanza di ritmo.
Dovuta soprattutto a una sceneggiatura poco incisiva e raffinata, che parla di continuo negli intervalli tra un botto e l’altro e di una regia che si limita solo a dare una patina “cinematografica” ai pupazzi, patina presa in prestito senza personalità.
L’animazione è tecnologicamente avanzata, se si esclude il fastidio di vedere umani finti, e a tratti lo spettacolo è assicurato, ma nulla d’eccellente o inventivo, si imita la realtà piuttosto che rileggerla, pensando che il pubblico si accontenti della parvenza piuttosto che della sostanza. Come se l’effimero e il falso siano marchi di fabbrica.
Emanuele Rauco


Walt Disney Pictures e Jerry Bruckheimer Films, già creatori della trilogia di “Pirati dei Caraibi” per il grande schermo, presentano Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, un film epico di azione e di avventura ambientato nelle esotiche terre persiane. Un principe furfante (Jake Gyllenhaal) si unisce con una certa riluttanza ad una misteriosa principessa (Gemma Arterton) e insieme a lei si lancia in una lotta contro le forze oscure per riuscire a custodire un antico pugnale in grado di scatenare le Sabbie del Tempo – un dono degli dei con cui si può tornare indietro nel tempo e il cui possessore potrebbe dominare il mondo.


Stiamo lavorando alla progettazione del nuovo sito... nel frattempo continueremo ad aggiornare questa versione LIGHT.
Stringete i denti e aspettate il nuovo che avanza, magari con del buon popcorn in mano... ;-)