La rivolta delle Ex

By cineclick

larivoltadelleex_optRECENSIONE
titolo originale: Ghosts of Girlfriend Past
regia: Mark Waters
cast: Matthew McConaughey, Jennifer Garner, Michael Douglas, Emma Stone
genere: Commedia
nazione: USA
anno: 2009
durata: 98’
distribuzione: Warner Bros. Italia
uscita nelle sale: 03/07/2009
giudizio: 5

La commedia sentimentale, come prodotto industriale per eccellenza, rappresenta un po’ lo specchio dello stato di salute del cinema hollywoodiano in questa fase in cui, la crisi economica sembra essersi riversate sulle produzioni e sulle idee: e se ci s’imbatte in un film in cui l’idea portante è quella dei fantasmi del Canto di Natale di Dickens, trasportata al cinema infinite volte, si può cominciare a preoccuparsi seriamente.
Perché il settimo film di Mark Waters, per cercare di dire qualcosa di diverso su temi antichissimi come il matrimonio e l’amore contro la dissolutezza dei costumi, deve riesumare i tre fantasmi con cui si riportava Scrooge sulla retta via e realizzare così un film scontato e insulso che soffoca lo spettatore col suo perbenismo e la sua melassa.
Connor Mead è un ricco e famoso fotografo che usa le donne esattamente come i rullini della sua macchina fotografica: invitato al matrimonio del fratello, al quale è contrario, incontra la sua vecchia fidanzata Jenny. Visto che la sua indole sta per rovinare le nozze, il defunto zio Wayne (suo maestro di vita) gli manda tre fantasmi, quello delle ex passate, presenti e future, per cercare di dargli una bella lezione.
Oltre che abusato, lo spunto nella sceneggiatura di Jon Lucas e Scott Moore è anche del tutto fuori luogo e finisce per trasformare una commedia di banali caratteri in una banale commedia di caratteri, per di più dal sottofondo moralista e discutibilmente sessista.
Il film è, abbastanza esplicitamente, una propaganda sfacciata al matrimonio, alla vita perbene, alla rispettabilità delle istituzioni contro la dissipatezza della vita moderna (e di certo, Waters non può paragonarsi al Cicerone di O tempora o mores) e nonostante i difetti e i limiti che queste possono rivelare della persona amata (ad esempio l’isteria che questo momento comporterebbe nelle donne): in questo senso, oltre l’assoluto e urticante conformismo degli assunti, sbalordisce la ginofobia nascosta nel ritratto delle donne e nel loro rapporto con l’amore e coi maschi, sempre assolvibili o redenti.
Quello che manca soprattutto nel film di Waters è la minima ironia e leggerezza nel discorso, sostituita dalla grana grossa delle gag, da pretese oniriche di messinscena, da ruffianerie sparse e travestite da spunti metalinguistica, in cui l’uso di una colonna sonora esclusivamente anni ’80 rivela il vero target del film, cioè vecchi adolescenti mai cresciuti, ed edulcora il tutto.
Tanto che dopo un film del genere, in cui la sceneggiatura deve ricondurre tutto al buon senso “materno” nemmeno fossimo nelle sitcom anni ’50, viene voglia di una scorribanda di follia e vitalità da commedia demenziale, cosa che ovviamente Waters non sa offrire, accontentandosi della bella fotografia di Daryn Okada.
Un film dimenticabile e irrisorio che sarebbe del tutto deprecabile se, agli spenti Matthew McConaughey e Jennifer Garner (che però farebbe innamorare anche una statua cieca), non si affiancasse un grande Michael Douglas, arzillo come non mai. E che fa dimenticare allo spettatore di trovarsi in una specie d’inferno in cui i sorrisi e la compostezza camuffano il puzzo di zolfo.

Emanuele Rauco

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