RECENSIONE
titolo originale: Miss March
regia: Zach Cregger, Trevor Moore
cast: Zach Cregger, Trevor Moore, Raquel Alessi, Craig Robinson, Molly Stanton
genere: Commedia
nazione: USA
anno: 2009
durata: 90’
distribuzione: 20th Century Fox
uscita nelle sale: 03/07/2009
giudizio: 
Quando si parla di gioventù e post-adolescenza nei film e nelle serie tv americane il centro della discussione rimane il sesso, l’ossessione repressa dalla cultura puritana e che i ragazzi sfogano esclusivamente col porno, con la masturbazione e ovviamente con la Bibbia di tutto questo: Playboy.
Alla rivista di Hugh Hefner e al suo immaginario, Zach Cregger e Trevor Moore dedicano un nuovo film nel segno della bellezza soft-core e della volgarità più dirompente: e, per chi sta al gioco, le risate arrivano.
Eugene e Tucker sono amici da sempre, uno dedito alla castità l’altro scaltro pornomane: quando il casto finisce in coma e si risveglia dopo 4 anni, scopre che la sua donna è diventata una coniglietta di Playboy. Partono così alla sua ricerca, con le devastanti conseguenze del caso.
Una commedia di pura e semplice goliardia, scritta dai due registi – anche protagonisti – infarcendo una trama perfetta per le gag con deliri scatologici e sessuali e accenni di discutibile buonismo.
Si potrebbe definire una sorta di on the road, un John Landis senza alcuna finezza in cui le situazioni paradossali e le scenette si accavallano cercando un gioco di accumulo che guarda a Blake Edwards, ma a cui ovviamente non può nemmeno accostarsi: però c’è un interessante approccio ai valori puri dell’american way of life, dal matrimonio al sesso fino alla venerazione stelle e strisce dei pompieri, che lo rendono quasi politically uncorrect.
Sensazione prontamente rientrata visti i peana e i ricattini sentimentali con cui i due infarciscono il finale del film, che lo stesso riesce a infilare una serie notevole di gag e situazioni disgustose che centrano il segno e strappano la risata, ammesso che si riesca a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda del progetto.
La sceneggiatura è praticamente un catalogo di situazioni da manuale e le soluzioni comiche sono esclusivamente becere, ma efficaci – come la gag finale del dottore che risveglia i pazienti dal coma o la donna che vola via dal camper – e la regia, al limite minimo di decenza richiesto, sembra conformarsi con gusto al gioco.
Che è quello di un gruppo di maschi stupidi e arrapati ma sinceri che sanno come parlare ai loro coetanei e realizzare un film spensierato e stupido puntato sulle loro corde, che i due, poco meno che dilettanti della recitazione, sanno comunque perfettamente incarnare.
Emanuele Rauco