Bruno

By cineclick

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titolo originale: Brüno
regia: Larry Charles
cast: Sacha Baron Cohen
genere: Commedia
nazione: USA
anno: 2009
durata: 83’
distribuzione: Medusa
uscita nelle sale: 23/10/2009
giudizio: 5

Dopo il planetario successo di Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan, quel geniaccio di Sacha Baron Cohen ci riprova, questa volta ripescando dal suo show televisivo il personaggio di Bruno, stravagante giornalista e stilista austriaco, dichiaratamente omosessuale. La sua missione: diventare famoso. Più del suo compatriota Adolf Hitler (sic!). E quale meta migliore se non l’America, dove ci si può proclamare celebrità per il semplice motivo di esserlo, come Paris Hilton e Kim Kardashian ci insegnano?
Bruno passa dalle sfilate di moda milanesi ad un talk show dove si presenta come ragazzo padre, dopo aver adottato un bambino africano di colore, al quale ha “appropriatamente” dato il nome di O.J. Cerca disperatamente di intervistare personaggi famosi organizzando un salotto con poltrone umane (messicani, disposti a tutto per due denari) e si confronta con le celle terroristiche del Medio Oriente, da lui chiamato la Terra di Mezzo (di Tolkeniana memoria). Ovunque si rechi scatena un putiferio e, spesso, rischia il linciaggio.
Bruno, profetizziamo, non arriverà neanche lontanamente vicino al successo di Borat.
Il film, se non si è già intuito, parte con un forte handicap, ed è la mancanza di originalità ed effetto sorpresa, che aveva fatto la fortuna della precedente fatica. Non basta spingersi oltre la soglia del lecito: le provocazioni finiscono spesso per mancare il bersaglio.
Inoltre l’esile trama manca completamente di un filo conduttore (sogni di gloria e fama? Un po’ pochino) e appare invece come un ammasso di scenette, appiccicate una all’altra, che faticherebbero a stare insieme persino con la colla.
Bruno funziona davvero solo nei rari momenti in cui Baron Cohen ritrova lo spirito sovversivo che animava Borat, lanciandosi nelle interviste a persone reali, ignare di chi si trovano davanti. È qui che dà il meglio di sé, smascherando le ipocrisie dell’animo umano. È il caso delle madri disposte a tutto per il successo dei propri pargoli, dei catechisti il cui obiettivo è riconvertire gli omosessuali all’eterosessualità.
Fallisce miseramente, invece, nell’approccio ai vip, con incontri troppo brevi (Paula Abdul, Harrison Ford) e fastidiosi (Bruno alle sfilate milanesi non fa luce su nessun retroscena del mondo della moda, crea solamente fracasso e confusione).
Dietro l’angolo c’è sempre la sensazione che ad essere preso in giro sia proprio il pubblico. Durante la visione sembra di assistere ad una puntata di Scherzi a Parte, dove la metà delle vittime è consapevole e partecipe volontaria dello scherzo e l’altra metà si accorge del trucco quasi subito. È tale la sensazione di forzatura che sorge il sospetto che alcune sequenze siano state ricreate a tavolino e che sia tutta in messinscena. Ciò è particolarmente evidente, ad esempio, quando Bruno si confronta con i militari in caserma.
Risulta fastidiosa anche la presenza delle barre di censura. E se nell’episodio degli scambisti è comprensibile (sono reali scene di sesso quelle che si vedono), è gratuita in quello tra il protagonista e il suo partner. Ma, almeno in questo, non è tanto colpa degli autori quanto delle strane regolamentazioni americane in merito ai divieti ai minori.
Forse è arrivato il momento per Sacha Baron Cohen di creare qualcosa di nuovo, anziché porre ogni volta un personaggio diverso essenzialmente nelle stesse situazioni.

dal nostro inviato a Los Angeles, Michael Traversa

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