RECENSIONE
titolo originale: Public Enemies
regia: Micheal Mann
cast: Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotilard, Billy Crudup
genere: Thriller/Gangstar
nazione: USA
anno: 2009
distribuzione: Universal Pictures
durata: 143′
uscita nelle sale: 06/11/2009

Nell’epoca della Grande Depressione, il criminale John Dillinger (Johnny Depp) diviene leggenda tra i cittadini americani rapinando le stesse banche che li avevano privati dei loro averi. La sua crescente fama e l’abilità di fuga dalle carceri, indispettiscono il governo e le forze dell’ordine che da tempo cercano di catturarlo.
Per riuscire nell’impresa, così da far crescere l’importanza e il prestigio del Bureau of Investigation (che diverrà l’FBI), l’agente John Edgar Hoover (Billy Crudup) dichiara Dillinger nemico pubblico numero 1 e istituisce una task force guidata dall’agente Melvin Purvis (Christian Bale), i cui sforzi vanno in un’unica direzione: rinchiudere John Dillinger dietro le sbarre.
L’inseguimento del criminale diventa la notizia principale del periodo, lasciando gli Stati Uniti col fiato sospeso per nove lunghe settimane, fino ad una calda sera di luglio del 1934.
I cineasti sono sempre stati attratti da personaggi che hanno segnato la storia della criminalità: delle figure pericolose e romantiche, dal grilletto facile, con cui è semplice affascinare lo spettatore e coinvolgerlo nelle rocambolesche fughe dalla legge e in mortali duelli e sparatorie.
Dopo il successo di Collateral, Michael Mann, ispirandosi al romanzo di Bryan Burrough, riesce a raggiunge nuovamente un obiettivo raffinato ma non innovativo per via dell’eccessiva produzione cinematografica sul gangster movie. La figura del criminale “eroe” è già nota; in Nemico Pubblico John Dillinger non smentisce questa veste, perfettamente indossata da Johnny Depp, il quale si mostra anche stavolta un attore poliedrico che sa adattarsi a qualsiasi ruolo.
Un grande difetto risiede, però, nella forzatura della sua caratterizzazione: per tratteggiarlo a 360 gradi vengono sfiorati solo alcuni aspetti del carattere non rendendolo realistico. Ciò che risalta è la granitica forza di Dillinger e in poche occasioni ne emerge la reale umanità e le debolezze; non viene preso in considerazione il suo essere amante e “amico”.
Christian Bale, nei panni del detective Purvis, si rivela essere un personaggio molto più complesso. Il conflitto con Dillinger viene presentato come motore principale della storia e l’intero film si evolve intorno alle tattiche di cattura guidate da Hoover. C’è una simbiosi poetica tra i due personaggi, che si consuma tragicamente in un finale pieno di una drammaticità e pathos. Al gangstar movie si affianca timidamente la storia d’amore tra Dillinger e Billie Frechette (Marion Cotillard), senza mai, però, prendere realmente piede.
Dal film, invece, emerge maggiormente il potere mediatico di Dilliger che, divenuto il “bandito gentiluomo”, ha saputo cogliere la notorietà denigrando la sicurezza e le certezze del governo. Il suo essere icona derivava proprio dal suo modo di ribellarsi e sfruttare la crisi che imperversava in quel periodo, esprimendo il malcontento represso dei cittadini.
Michael Mann e la sua troupe ripropongono lo scenario e le ambientazioni degli anni ‘30 con fedeltà. L’attenzione al dettaglio e alla ricostruzione dell’ambiente è stato reso possibile grazie all’uso di location storiche in cui sono veramente accaduti molti dei fatti narrati. Il risultato è un un lavoro dal forte impatto estetico che evidenzia ancora una volta lo stile esibizionista del regista e la sua cura maniacale di scenografie e costumi.
In una sintesi tra gangster movie, noir e western, Nemico Pubblico – pur con qualche difetto – è capace di sbalordire con tutto il fascino degli anni ruggenti.
Riccardo Rudi
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